Siamo alle solite. Lo scorso 8 luglio si è tenuta a Roma presso la sala Sinopoli del Parco della Musica la consueta assemblea annuale dell’Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici italiane.

In principio uno sguardo al sistema economico mondiale ed italiano, lodando la capacità di patrimonializzazione delle imprese assicurative italiane, rimasta in tempi di crisi nera, su livelli pari a circa il doppio del margine di solvibilità richiesta. Stress test superati egregiamente e nessuna richiesta di aiuto pubblico. Le assicurazioni italiane hanno superato “la tempesta perfetta”!

Poi un monito al governo per un emendamento presentato, sulla manovra finanziaria, poche ore prima dell’inizio dei lavori assembleari che cercava di introdurre una tassa sulle riserve matematiche vita del 2,75%. Il governo, si apprende, gode di un consenso diffuso sull’asse ANIA – ABI, lo sfrutti fino in fondo è la dichiarazione e cancelli immediatamente l’emendamento, il consiglio. Sarebbe un grave errore tassare i risparmi degli italiani.

Ma il “vecchio” disco in vinile che suona la relazione del presidente dell’ANIA, Fabio Cerchiai, sembra essersi inesorabilmente incantato, ormai da anni, sulla traccia Responsabilità Civile Automobilistica.

Sempre la stessa storia: le tariffe rca non possono ridursi a causa dei troppi, costosi sinistri. Si prendano ad esempio altri modelli. Uno su tutti quello francese. Su un parco veicolare simile a quello italiano il numero dei sinistri sono circa la metà così come il costo per la gestione degli stessi ed i risarcimenti. Peccato che il sistema giuridico, come quello assicurativo, in altre realtà europee sono diversi da quello italiano. In Francia esiste ad esempio il perito terzo: un tecnico indipendente incaricato di stimare i danni dei veicoli danneggiati. In Italia il perito (come pure le carrozzerie fiduciarie delle compagnie che aderiscono a circuiti come Presto & Bene di Fondiaria – Sai) invece deve sottostare alle imposizioni delle stesse compagnie elaborando relazioni tecniche che non tengono conto degli effettivi costi di ripristino dei mezzi ma prestano attenzione al contenimento delle spese per le imprese assicurative.

Siamo assolutamente d’accordo con il presidente Cerchiai quando afferma che c’è bisogno di una agenzia antifrode funzionante e che c’è bisogno di un maggior rispetto delle comuni norme di diligenza e prudenza del codice della strada da parte degli automobilisti.

Non ci trova però assolutamente concordi nel tentativo di svuotare il significato della parola risarcimento  per farla assomigliare sempre di più al termine indennizzo. Non ci trova d’accordo quando punta il dito contro i patrocinatori (forse gli unici che hanno veramente a cuore gli interessi degli assicurati/danneggiati) accusati di essere – testuali parole – “operatori interessati ad aumentare i costi impropri dei risarcimenti” e quando accusa taluna parte della magistratura di aver aumentato il costo medio dei risarcimenti delle lesioni. Non ci trova d’accordo quando chiede alle autorità interventi normativi per spazzare via come foglie secche al vento  d’autunno le asserzioni della Consulta con la sentenza nr 180 del 2009 circa la facoltatività del risarcimento diretto e quando invoca la tabella unica nazionale per il risarcimento (o dovremmo già parlare di indennizzo?) delle gravi lesioni.

Facciamo un esempio.

Il 4 luglio, il noto cantante Niccolò Fabi, affida ai social network i messaggi strazianti per la perdita della piccola figlia Olivia, strappata alla vita alla tenera età di 2 anni dalla meningite. Queste le sue parole “Amici… Vi sto per scrivere quello che non avrei mai voluto scrivere. Questa notte una sepsi meningococcica fulminante ha portato via nostra figlia Olivia, Lulùbella per chi l’ha conosciuta e amata, il dolore devastante che mi attanaglia la gola è la conseguenza dell’esperienza più inaccettabile, orrida, ingiusta e innaturale che un essere umano può vivere “. L’estremo dolore di Niccolò, porta l’artista ad interrompere ogni esibizione pianificata fino a quando non avrà ritrovato, dichiara, un modo per trasformare il dolore e dare un senso costruttivo a l’incubo che sta vivendo.

La morte è sempre inaspettata pur essendo la naturale conseguenza della vita di ciascuno di noi. Mentre la malattia ci prepara inesorabilmente al luttuoso epilogo, la morte violenta causata per colpa o dolo da qualcun altro appare ancora più tragica e per questo le sofferenze “morali” di chi resta, amplificate.

Ma quanto vale questo dolore?

I togati meneghini, passati da corpo giudicante al ruolo di imputati (per dirla alla Cerchiai), hanno riformato per primi i criteri di valutazione delle macro lesioni (quelle sopra il 9 % di invalidità permanente) all’indomani delle Sentenze di San Martino delle Sezioni Unite del novembre 2008 che minacciavano la risarcibilità del danno morale ed esistenziale. Proprio questi nuovi criteri, secondo ANIA hanno conseguito un aumento medio del 15% del costo dei risarcimenti.

Ebbene secondo gli stessi criteri il danno morale spettante ad un genitore per la perdita di un figlio vale da 150.000,00 Euro a 300.000,00 Euro. Per i giudici del Triveneto da 100.000,00  Euro a 300.000,00 Euro. Una media quindi di circa 200.000,00 Euro.

Sono questi i valori che il Dottor Cerchiai vorrebbe ridurre?

Mettiamo allora a confronto questo dolore, che il cantante Fabi ha definito devastante, inaccettabile, una morte orrida, ingiusta e innaturale (e che la giurisprudenza liquida in circa Euro 200.000,00) con il valore che la società attuale attribuisce a tale somma:

  • con Euro 200.000,00 si paga lo stipendio al calciatore Cristiano Ronaldo per appena una settimana;
  • con Euro 200.000,00 si può dormire per meno di dieci giorni nella suite del Two Story Sky Villa del The Palms Fantasy, a Las Vegas;
  • con Euro 200.000,00 si può comprare  un monolocale a Roma;
  • con Euro 200.000,00 si può compèrare una Ferrari F430;

Gli esempi da proporre potrebbero essere ancora molti, ma ciò indica quanto lontani siamo ancora da un reale ed integrale risarcimento del danno della sofferenza.

Come mai ci troviamo sempre a parlare dei colpi di frusta quando il risarcimento ai furbetti potrebbe essere evitato attraverso la consultazione sistematica dello schedario sinistri? Da anni governiamo dalla terra robot elettronici su marte e le compagnie assicurative non riescono a sfruttare le potenzialità dell’IT?

Come mai parliamo di costi di gestione del settore RC Auto superiore alle entrate ma nessuno (tranne un piccolo timido cenno del presidente dell’ISVAP Giannini) parla di quanto è costato e costa alle compagnie il meccanismo di risarcimento diretto (multe dell’Isvap comprese)?

Come mai nessuno si interessa agli esigui risarcimenti delle gravi invalidità e dei sinistri mortali sui quali le compagnie risparmiano milioni di euro ogni anno?

E mentre tutti si godono le meritate vacanze sotto l’ombrellone, ANIA e ISVAP tentano di portare altra acqua a propri mulini concertando un tavolo col governo e le associazioni dei consumatori alle spalle degli ignari assicurati, danneggiati, carrozzieri, periti e patrocinatori. Quale storiella ci racconteranno stavolta affianco alla solita promessa da marinari della riduzione dei premi RCA? Che deve essere ristabilita l’obbligatorietà dell’indennizzo diretto? Oppure tenteranno di  inserire, sornioni, nella manovra finanziaria un emendamento che punisca i medici che “supervaluteranno” le microlesioni? Già! Ma chi controllerà le valutazioni dei medici? Una commissione stipendiata dalle compagnie? Come diceva Giovenale: “Quis custodiet ipsos custodes?

  • Ciroaccardo

    perfettamente d'accordo .

    ciro accardo

  • Stefano Buzzi

    Ultimamente si è spesso parlato di caccia ai falsi invalidi, quando da sempre le compagnie assicuratrici delegano il risarcimento delle protesi al SSN col benestare dei vari giudici che avallano inspiegabilmente questa appropriazione indebita ai danni di chi, privo di assicurazione, è costretto a rivolgersi a un SSN al collasso.
    E se provi a chiedere quello che ti spetta, gli studi legali delle “povere assicurazioni” si offendono pure dicendo che il SSN ha diritto di rivalsa nei loro confronti “quando questo gli spetta”.
    Ora, alzi la mano chi ha mai letto nella domanda di invalidità civile una qualsiasi postilla in merito a questa bugia che suona come ulteriore offesa morale a chi già soffre di suo per il danno subito.
    Mi chiedo quindi se sia lecito pensare male in questo brutto affare, in cui i giudici di 3 gradi di giudizio ignorano bellamente l'esistenza di una tecnologia protesica alternativa al SSN, economica e disponibile sul territorio italiano.
    Al diavolo i valori costituzionali e la dontologia del risarcimento: meglio considerare gli amputati da sinistro alla pari degli amputati vascolari, le cui necessità di recupero e movimento sono 1000 volte inferiori a quelle di un ragazzo di 20 anni che perde una gamba e che con delle protesi specifiche strumentali all'utilizzo potrebbero condurre una vita decente.
    Siamo invece al solito mercato delle vacche in cui in cambio di una lurida marchetta il giudice di turno si cala le braghe sventolando le chiappe alla compagnia di turno.

    Ma sta gente si guarda allo specchio la mattina?

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