Da più parti l’imprenditore viene definito come un audace visionario. Non a caso “Audaci Visionari” è il titolo di un bellissimo libro di Ray Smilor in cui l’autore svela l’essenza profonda dell’essere imprenditore. Attraverso la presentazione di storie di successi e fallimenti, decifra il codice del DNA imprenditoriale, illustra le qualità che consentono agli imprenditori di superare gli ostacoli e di muovere verso il futuro con energia e ottimismo, riuscendo a trascinare altre persone nel loro audace cammino. Gli imprenditori, sostiene Smilor, “credono fermamente nella loro abilità di influenzare gli eventi, nella loro capacità di indirizzare la sorte e nel loro potere di modellare il futuro”. Questa ferma credenza, insieme a una buona dose di fortuna e alla capacità di apprendere dall’esperienza propria e altrui, sapendo ricominciare sempre da capo, da sostanza e plausibilità a una delle affermazioni che meglio colgono lo spirito di Smilor e del “suo” imprenditore: “Se qualcuno ti dice che una cosa non è possibile, falla comunque”.
Ed io non posso che condividere a pieno il punto di vista di Smilor. Tra i suoi geni l’imprenditore ha tenacia, costanza, determinazione, lungimiranza e fede nei propri mezzi, nei suoi obiettivi e nel successo. Non si scoraggia mai ed è in grado di tramutare e tradurre crisi in opportunità anche durante periodi bui come quelli di crisi che tutto il pianeta sta attraversando in questo particolare momento storico.
Questa la definizione per cosi dire artistica dell’imprenditore, che più mi piace ed ispira, rispetto a quella fredda data dal Codice Civile.
Mentre la definizione di professionista nel corso degli anni ha oscillato, nella dottrina e nella giurisprudenza, e può dirsi, in definitiva, che si atteggia come professionale quell’attività che possieda i requisiti della stabilità ad esempio, contrapposta quindi alla saltuarietà. Taluni avversano questa tesi, sostenendo che il requisito della stabilità non sia intrinseco nel concetto di professionalità.
Può essere considerata professionale quell’attività che richieda uno sforzo minimo in termini di impegno personale, che consenta di individuare quindi il “professionista” come colui che si fa tramite di una conoscenza, ovvero colui che assume una dichiarata veste, appunto, professionale. Anche questa tesi è stata contrastata, dal momento che il concetto di “professionista” verrebbe ad essere così frutto di una rappresentazione soggettiva, con una significativa incidenza sul piano della certezza del diritto.
Sicché si è connessa alla definizione detta, quella che vede il professionista come colui che esercita la propria scienza e ne ricava autorità, si manifesta e dichiara tale, e tale viene percepito. Sicché, – compendiando i due concetti – è professionista colui che tale si dichiara e che riconoscibilmente esercita la propria attività.
Ho voluto fare questa ampia premessa finalizzata ad individuare le coordinate genetiche dell’imprenditore e del professionista perché entrambe devono coesistere e convivere nella figura del consulente di infortunistica stradale. Qui a Studio Blu definiamo le nuove leve come professionisti con un futuro da imprenditori. Perchè il mondo in cui si vuole andare ad operare, quello assicurativo e del risarcimento del danno, è un mondo complesso ed articolato. E’ un mondo competitivo e per questo bisogna essere imprenditori pronti ad affrontare quotidianamente sfide nuove. E un mondo che non è statico ma sottoposto a continui mutamenti sia sotto il profilo normativo che sotto quello di orientamento giurisprudenziale. E per questo bisogna essere professionisti. Essere sempre aggiornati e preparati per offrire un servizio di qualità ai propri clienti.
Fornire il bagaglio di competenze professionali è compito della casa madre ma l’affiliato deve avere in se le qualità e le caratteristiche dell’imprenditore. Solo unendo le due esperienze in un legame indissolubile si possono raggiungere traguardi di successo.
Nel corso degli anni la strada del consulente di infortunistica stradale è stata costellata di ostacoli e cambiamenti ai quali egli si è dovuto adattare in maniera rapida ed efficace anche per continuare a difendere i diritti di chi ha subito danni nei confronti dello strapotere delle compagnie assicurative:
- partendo dalla legge 57 nel 2001 che ha introdotto la tabella unica nazionale per la quantificazione delle micro invalidità;
- passando per la legge 273 nel 2003 che aveva introdotto, all’art 23 comma 2, l’obbligo di presentazione della fattura entro tre mesi dal ricevimento del risarcimento per chi aveva subito danni alla propria autovettura, pena la restituzione dell’indennizzo. Fortunatamente abrogata di li a poco;
- arrivando al maxi cid nel 2004, che estendeva la validità della convenzione anche alle lesioni;
- approdando al Nuovo Codice delle Assicurazioni nel settembre del 2005;
- passando per l’entrata in vigore dell’indennizzo diretto del febbraio del 2007;
- apprendendo dalle Sentenze di San Martino delle Sezioni Unite che per alcuni volevano escludere il risarcimento del danno morale tra la fine del 2008 ed i primi del 2009;
- passando per il risarcimento in forma specifica che obbliga, un assicurato a fronte di un effimero sconto in polizza, ad avvalersi delle prestazioni di un carrozziere convenzionato ed obbligato dalla compagnia stessa a lavorare a tariffe “da fame”.
Ogni volta ci siamo adoperati da imprenditori a superare le difficoltà ed aggiornati come professionisti per continuare a tutelare gli interessi dei nostri assistiti.
E continueremo a farlo. Impavidi, tenaci, lungimiranti. Attendendo con la spada sguainata il prossimo “scherzo” legislativo che vorranno farci.
Chiudo con un bellissimo aforisma di “Roosvelt” con la quale comincio ogni corso di formazione Studio Blu: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”.
Io non ho dubbi. Il 2010 sarà un cielo costellato di stelle brillanti: i successi del nostro gruppo.
Felice anno nuovo a tutti!
Umberto Coccia
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