Luci e ombre nel settore assicurativo per quanto riguarda le nuove norme contenute nel “pacchetto liberalizzazioni” del Governo.
Sembra, infatti, che le imprese assicuratrici avranno la facoltà di risarcire i danni in forma specifica, ovvero prevedendo la riparazione delle vetture direttamente presso le proprie carrozzerie convenzionate, non più soltanto mediante una previsione contrattuale in polizza (più volte e in più sedi qualificata come vessatoria e, dunque, invalida) ma addirittura forti di una previsione normativa vera e propria.
Inoltre le compagnie che forniranmno “un’idonea garanzia sulle riparazioni, di validità non inferiore a due anni su tutte le parti non soggette ad usura ordinaria” avranno un incentivo in più.
E non è finita: se l’automobilista vorrà comunque avere un risarcimento in denaro, la somma potrà essere diminuita del 30 per cento.
Le compagnie risparmiano sui costi di riparazione, utilizzando ricambi spesso non originali e fornendo soluzioni “chiavi in mano” che sacrificano inevitabilmente la qualità del lavoro di riparazione.
Ma ciò che evidentemente risulta essere quasi un’affronto alla tutela dell’interesse del danneggiato ad essere risarcito equamente è quella penalizzazione del 30% sul risarcimento in denaro qualora si volesse seguire questa strada: perchè il danneggiato dovrebbe affidarsi obbligatoriamente ad una carrozzeria convenzionata con la compagnia piuttosto che rivolgersi al professionista altrettanto (se non maggiormante) capace e serio, in grado di fare un lavoro a regola d’arte con l’uso di ricambi magari di migliore qualità? Perchè il danneggiato dovrebbe accontentarsi di manodopera e ricambi per forza di cose scadenti?
Altra novità potranno riguardare possibili riduzioni delle tariffe rca per chi monterà nella propria autovettura una sorta di “scatola nera” capace di controllare telematicamente tutti i dati relativi all’autovettura, nonchè gli spostamenti della stessa. Iniziativa lodevole o inutile sacrificio della privacy del cittadino?
Ancora più problematico pare l’obbligo che il Governo vorrebbe imporre agli agenti assicurativi di fornire ai loro clienti almeno tre preventivi di polizze Rc auto offerte da compagnie in concorrenza tra loro.
Domandiamoci: chi è l’agente? Per conto di chi agisce? Perchè mai dovrebbero presentare le polizze delle altre compagnie diverse dalla propria casa madre in maniera obiettiva? L’agente non è un broker, e le due figure non sono parificabili!
Non sarebbe forse più auspicabile favorire l’aumento degli intermediari indipendenti, realizzando un vero mercato in regime di concorrenza, a totale vantaggio degli assicurati?
Ma gli agenti non sono broker e non si capisce perché dovrebbero fare pubblicità a polizze più convenienti di quella offerta da propria impresa. E se non lo fanno è legittimo il sospetto che il confronto sia taroccato. Non è chiaro perché, sulla Rc auto, il Governo non promuova una politica attiva per favorire la diffusione di broker nel canale al dettaglio dove finora sono praticamente assenti. Un maggiore ruolo di intermediari indipendenti al servizio dei clienti (e da quest’ultimi remunerati) realizzerebbe una maggiore concorrenza nel mercato a vantaggio dei prodotti migliori e dei consumatori.
In merito alla “presunta” abrogazione dell’indennizzo diretto, l’approfondimento è rimandato a lunedì…