Mario Brazzo - titolare Studio Blu di Bolzano

Continuano le nostre interviste agli affiliati Studio Blu. Oggi abbiamo incontrato Mario Brazzo, titolare dello Studio Blu di Bolzano dal 2002.

1) Salve Mario, possiamo dire che tu sia un rappresentante della “vecchia guardia” di Studio Blu. Raccontaci come sei entrato a far parte del gruppo e quali sono state le tue precedenti esperienze professionali.

Sono entrato a far parte di Studio Blu nel 2002 quando, insieme al mio socio di allora, eravamo impegnati a sviluppare un’agenzia di assicurazioni. Lavorando in quel mondo ci siamo accorti della necessità di dare un’assistenza altamente qualificata e trasparente a tutti i danneggiati e così è nata l’idea di aprire uno studio di infortunistica stradale. A quel punto non abbiamo fatto altro che informarci circa la struttura più seria e competente, Studio Blu. Subito mi sono reso conto delle potenzialità di questa attività e così, lasciata l’attività di manager in una importante banca d’investimenti italiana, mi sono dedicato full time al mondo del risarcimento.

2) Bolzano è una città sui generis in confronto ad altri capoluoghi del nostro Paese, sia per motivi geografici che culturali. In questo ci sono degli aspetti particolarmente problematici o, all’opposto, che facilitano il tuo lavoro rispetto alle esperienze dei tuoi colleghi che operano in altre città d’Italia?

Come sempre le cose si possono vedere in due modi, con ottimismo o con pessimismo. A Bolzano ci sono solo 3 studi di infortunistica stradale e quindi è ancora molto diffusa l’abitudine di recarsi da un legale. La nostra presenza ed il successo di questi anni ha cambiato sicuramente molto l’atteggiamento dei danneggiati che sempre di più si rivolgono a noi ma c’è ancora tanto da fare. Per me questa è una grande opportunità.

3) Qual è, secondo te, l’elemento più importante e che contraddistingue il vero valore aggiunto dell’appartenere alla rete nazionale Studio Blu?

Da sempre la struttura Studio Blu lavora per i suoi affiliati alla ricerca di strategie utili alla piena realizzazione professionale ed economica, con continui spunti formativi ed iniziative che ne aumentino la visibilità. In questi anni ho potuto quindi crescere sotto il profilo didattico e tecnico arrivando alla creazione di una cultura specifica di tutto rispetto sempre all’altezza (e anche oltre) dei nostri interlocutori. Appartenere al franchising Studio Blu significa anche avere opportunità di confronto con i quasi 100 colleghi operativi in tutta Italia, così da favorire nuovi stimoli e riferimenti.

4) Infine, un consiglio a chi vorrebbe avvicinarsi a questa attività.

Come tutte le attività imprenditoriali serie e concrete anche questa richiede tempo e impegno per arrivare al successo, questo settore in continua evoluzione non lascia spazio ad improvvisazione e superficialità. Chi condivide questi principi ha sicuramente tutte le carte in regola per diventare un nuovo imprenditore di successo nel mondo della ”responsabilità e risarcimento”.

Lo studio Blu Group S.a.S. di Mario Brazzo è in via Vicenza, 6/A - 39100 BOLZANO
Tel: 0471 264247 - Fax: 0471 404681  - Email: brazzo@infortunisticablu.com

Antonio Catricalà e Mario Monti

Dopo il barlume di speranza dato dalla discussione nel contesto del “pacchetto liberalizzazioni” del Governo Monti circa la modifica dell’art. 149 del Codice della Assicurazioni, che avrebbe dovuto sopprimere parzialmente la sciagurata procedura di risarcimento diretto relegandola soltanto ai danni materiali, oggi ci ritroviamo a commentare l’ennesima farsa tutta italiana, visto che non c’è traccia di tale modifica nel testo definitivo del decreto.

Il risarcimento diretto, nato per semplificare e velocizzare i tempi di liquidazione nonché per ridurre il costo dei sinistri, ha fallito su tutti i fronti, tant’è che l’indagine Antitrust conclusasi ad ottobre scorso (sotto la guida dell’odierno sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà) aveva sottolineato l’opportunità di rivederne le norme regolatrici, che invece di “semplificare”, “velocizzare” e “ridurre i costi” hanno complicato e rallentato il meccanismo liquidativo, nonchè determinato un incremento del costo medio dei sinistri, principalmente a causa del meccanismo delle compensazioni.
Catricalà aveva giustamente indicato come necessaria l’esclusione dei risarcimenti delle lesioni dall’applicazione della procedura di risarcimento diretto.
Lascia un certo amaro in bocca constatare che l’esperienza tecnica dell’ex Garante della Concorrenza e del Mercato sia stata ignorata nell’approvazione finale del “pacchetto liberalizzazioni”. Gli assicurati, una volta ancora, vedono indebolito il loro fondamentale diritto di avvalersi senza spese di professionisti capaci di tutelare le loro pretese di fronte alle compagnie di assicurazione, e costretti eventualmente a gestire in prima persona i propri sinistri, in un rapporto di dubbia fiducia con l’Assicurazione che deve pur sempre giocare al ribasso contenendo il più possibile il risarcimento, a maggior ragione per i danni fisici che sono più difficili da quantificare e necessitano di competenze tecniche che i danneggiati non hanno.

Luci e ombre nel settore assicurativo per quanto riguarda le nuove norme contenute nel “pacchetto liberalizzazioni” del Governo.

Sembra, infatti, che le imprese assicuratrici avranno la facoltà di risarcire i danni in forma specifica, ovvero prevedendo la riparazione delle vetture direttamente presso le proprie carrozzerie convenzionate, non più soltanto mediante una previsione contrattuale in polizza (più volte e in più sedi qualificata come vessatoria e, dunque, invalida) ma addirittura forti di una previsione normativa vera e propria.
Inoltre le compagnie che forniranmno “un’idonea garanzia sulle riparazioni, di validità non inferiore a due anni su tutte le parti non soggette ad usura ordinaria” avranno un incentivo in più.
E non è finita: se l’automobilista vorrà comunque avere un risarcimento in denaro, la somma potrà essere diminuita del 30 per cento.
Le compagnie risparmiano sui costi di riparazione, utilizzando ricambi spesso non originali e fornendo soluzioni “chiavi in mano” che sacrificano inevitabilmente la qualità del lavoro di riparazione.
Ma ciò che evidentemente risulta essere quasi un’affronto alla tutela dell’interesse del danneggiato ad essere risarcito equamente è quella penalizzazione del 30% sul risarcimento in denaro qualora si volesse seguire questa strada: perchè il danneggiato dovrebbe affidarsi obbligatoriamente ad una carrozzeria convenzionata con la compagnia piuttosto che rivolgersi al professionista altrettanto (se non maggiormante) capace e serio, in grado di fare un lavoro a regola d’arte con l’uso di ricambi magari di migliore qualità? Perchè il danneggiato dovrebbe accontentarsi di manodopera e ricambi per forza di cose scadenti?

Altra novità potranno riguardare possibili riduzioni delle tariffe rca per chi monterà nella propria autovettura una sorta di “scatola nera” capace di controllare telematicamente tutti i dati relativi all’autovettura, nonchè gli spostamenti della stessa. Iniziativa lodevole o inutile sacrificio della privacy del cittadino?

Ancora più problematico pare l’obbligo che il Governo vorrebbe imporre agli agenti assicurativi di fornire ai loro clienti almeno tre preventivi di polizze Rc auto offerte da compagnie in concorrenza tra loro.
Domandiamoci: chi è l’agente? Per conto di chi agisce? Perchè mai dovrebbero presentare le polizze delle altre compagnie diverse dalla propria casa madre in maniera obiettiva? L’agente non è un broker, e le due figure non sono parificabili!
Non sarebbe forse più auspicabile favorire l’aumento degli intermediari indipendenti, realizzando un vero mercato in regime di concorrenza, a totale vantaggio degli assicurati?

Ma gli agenti non sono broker e non si capisce perché dovrebbero fare pubblicità a polizze più convenienti di quella offerta da propria impresa. E se non lo fanno è legittimo il sospetto che il confronto sia taroccato. Non è chiaro perché, sulla Rc auto, il Governo non promuova una politica attiva per favorire la diffusione di broker nel canale al dettaglio dove finora sono praticamente assenti. Un maggiore ruolo di intermediari indipendenti al servizio dei clienti (e da quest’ultimi remunerati) realizzerebbe una maggiore concorrenza nel mercato a vantaggio dei prodotti migliori e dei consumatori.

In merito alla “presunta” abrogazione dell’indennizzo diretto, l’approfondimento è rimandato a lunedì…

Un’indagine commissionata dalla compagnia assicurativa Warranty Direct ha analizzato le autovetture appartenenti alle principali case automobilistiche per verificarne la resistenza alle buche stradali, cercando di stabilire quali siano le auto a subire rispettivamente maggiori e minori danni.

Le autovetture risultate più “resistenti” con danni solo nell’1,2% dei casi appartengono alla giapponese Honda, seguita dalla connazionale Toyota e dalla coreana Hyundai per un podio tutto orientale. Nella graduatoria delle prime dieci ci sono ben otto marchi asiatici, mentre solo due posti il 7° ed il 9° sono lasciati alle europee Mini e Ford.

In classifica, dunque, al primo posto spicca Honda, seguita da Toyota, Hyundai, Nissan, Kia, Mitsubishi, Mini, Suzuki, Ford, Mazda. Le meno resistenti, invece, sono: Chrysler, Smart, Mercedes-Benz, Land Rover, Jaguar, Saab, Fiat, BMW, Seat, Vauxhall.

Il titolo del post è meno coraggioso di quanto possa sembrare. E notizia di poche ore fa, infatti, che il decreto sulle liberalizzazioni al quale sta lavorando il Governo potrebbe portare una serie di novità importanti nel settore assicurativo.

Nell’ottica di apertura del mercato che costituisce la ratio del provvedimento governativo pare che la disciplina caratterizzante la Rc auto dovrà subire pesanti aggiustamenti, il più significativo di questi potrebbe riguardare il procedimento di risarcimento diretto.
Non un’abrogazione totale, ma comunque una rivoluzione: potrebbero essere inclusi nel procedimento soltanto i danni materiali, escludendo, quindi, tutti i danni fisici, compresi quelli di lieve entità (fino a 9 punti).

Stanti i risultati disastrosi in termini operativi ed equitativi determinati dalla procedura di indennizzo diretto la (seppur parziale) soppressione della disciplina costituirebbe un grosso passo in avanti. E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, come gli obiettivi che si erano poste le Compagnie di Assicurazioni quando, nel 2007, annunciarono l’entrata in vigore della procedura di risarcimento diretto, siano stati del tutto disattesi: assicurati meno tutelati, perchè sostanzialmente privati del diritto di avvalersi di un professionista nella gestione della loro vertenza; aumento dei costi, dato che le polizze sono aumentate in seguito all’introduzione del nuovo e complesso sistema; ritardi nelle liquidazioni, spesso inique, perchè l’astruso procedimento richiede risorse e tempistiche maggiori rispetto alla procedura ordinaria.

Il Governo, recependo una proposta dell’Antitrust, sta dunque vagliando la possibilità di dare una prima, pesante spallata alla già traballante struttura che regge l’indennizzo diretto. Che sia alla fine prevalso il buon senso?

Altra grossa novità potrebbe riguardare la collocazione dei prodotti assicurativi: è in studio la possibilità di vietare alle compagnie la vendita dei prodotti assicurativi direttamente o attraverso agenti monomandatari. In altre parole l’agente monomandatario potrebbe scomparire del tutto dal mercato poichè l’agente dovrebbe offrire ai clienti la possibilità di scegliere tra almeno due diverse compagnie assicurative.

Sono 35 le compagnie fittizie o non abilitate individuate dell’ISVAP nel corso del 2011.
Il dato è preoccupante se si pensa che, tra il 2002 ed il 2010, il numero individuato di compagnie non autorizzare ad operare in Italia è stato di 52.

A quanto pare l’ISVAP ha deciso di correre ai ripari, annunciando un nuovo strumento per verificare la corretta abilitazione delle imprese assicuratrici operanti in Italia nei rami delle responsabilità civile automobilistica verso terzi obbligatoria.
Nel del sito dell’ISVAP (www.isvap.it) è riportato l’elenco delle imprese in regola. Si tratta di uno strumento utile non solo per le forze di polizia, ma anche per tutti i cittadini che potranno così evitare di incorrere in truffe stipulando contratti di assicurazione con compagnie non abilitate.

L’ultimo caso segnalato riguarda la commercializzazione sul territorio italiano di garanzie per l’assicurazione Rc auto intestate alla societa’ Munich Re, un’impresa di pura riassicurazione che non stipula coperture assicurative per la responsabilita’ civile auto a favore di singoli contraenti.

L’ISVAP ha richiamato l’attenzione degli utenti che hanno sottoscritto un contratto di copertura RCA con Munich Re specificando che esso è invalido in quanto tale compagnia non è autorizzata per questo tipo di prodotto assicurativo nel nostro Paese.

Reagisce bene il ventenne spagnolo operato a luglio dal Dott. Pedro Cavadas-Rodriguez, celebre chirurgo che opera nella ricostruzione microchirurgica dal 1994, dell’Hospital La Fe di Valencia. Dopo un tragico incidente stradale, infatti, al ragazzo erano stati amputati entrambi gli arti inferiori: unica alternativa alla sedia a rotelle, appunto, il trapianto. Stiamo parlando del primo della storia: Cavadas, in Africa detto “Dr. Miracolo” grazie anche alla sua Fondazione dedicata alle persone vittime di ferite da arma da fuoco e da machete, è stato il primo chirurgo a cimentarsi in un’operazione di questa portata. L’operazione è durata quattordici ore ed è stata condotta da un team di cinquanta medici. Prima le ossa, poi i tendini, le arterie e infine i nervi: pezzo dopo pezzo, elemento dopo elemento, due gambe nuove sono state attaccate al corpo del giovane. Cavadas di recente ha dichiarato che il decorso post-operatorio sta procedendo molto bene, ma anche che saranno necessari diversi mesi prima che il giovane possa riprendere a camminare senza sostegni.

 

 

 

 

 

 

 

A fine anno 2011 il National Center for Health Statistics ha comunicato i risultati della sua ricerca sul tasso di mortalità degli statunitensi: per il terzo anno consecutivo, sono morti più statunitensi in seguito ad avvelenamenti (da droghe, medicinali) che in seguito ad incidenti stradali. I tecnici dell’NCHS hanno contato 32.885 persone rimaste vittime di incidenti stradali, mentre il numero dei cittadini uccisi da “poisoning” – questo il termine utilizzato e categoria nella quale spiccano Morfina e Vicodin – ammonta ad oltre 41.000. Negli anni precedenti, gli incidenti stradali hanno rappresentato la prima causa di morte da quasi 30 anni fino al 2008, quando venne registrato il sorpasso. Di particolare interesse anche il grafico relativo all’evoluzione della statistica, visto che gli incidenti stradali causano un numero minore di morti dagli ultimi 30 anni ad oggi: nel 1980 morirono lungo le strade quasi 25 persone ogni 100.000, mentre nel 2008 la proporzione si è ridotta fino a circa 12.5 persone ogni 100.000.

Ieri le due principali agenzie di rating mondiali, Standard & Poor’s e Fitch, hanno abbassato il rating su Fondiaria SAI e le società controllate, tra le quali Milano Assicurazioni, da BB+ a B.

La notizia era nell’aria, visti le prospettive sui risultati annuali che decreteranno una perdita pari a quasi mille milioni di euro con un margine di solvibilità del 90%. Una conferma inequivocabile del profondo stato di crisi della società del gruppo Ligresti.

L’aumento di capitale deciso dalla società lo scorso 23 dicembre, che verrà realizzato nella prima metà del 2012, potrebbe comunque fornire elementi rassicuranti e permettere di rialzare il rating entro il prossimo semestre, ma si tratta di una mera possibilità.

Divertiti ResponsabilmenteSono stati presentati lo scorso 20 dicembre i risultati annuali della campagna di sensibilizzazione “Divertiti Responsabilmente“, che promuove la cultura del bere e del divertimento consapevole. L’iniziativa, che ha viste coinvolte 14 province italiane nonchè le più famose località del divertimento giovanile in tutta Italia, è stata realizzata da Diageo Italia e ACI, con il patrocinio del Ministero della Gioventù.
Ebbene, dal’indagine emerge che quasi 7 giovani su 10 abitualmente seguono la pratica del “guidatore designato”, ovvero decidono a turno chi tra gli amici dovrà astenersi dal bere alcool per la serata così da riaccompagnare a casa tutti gli altri.
E’ un dato interessante visto che nel 2010 erano circa 4 su 10 ad utilizzare questo metodo.
Insomma, una sempre maggiore consapevolezza da parte dei giovani sui rischi del mettersi al volante dopo aver consumato alcool, che segna sicuramente il successo di questa campagna e l’importanza assoluta di programmare iniziative di prevenzione e di informazione mirate e specifiche.